Rafael Moreno Aranzadi detto “el Pichichi”

La nostra storia parte dalla capitale Basca, dove regna il mito dell’Athletic de Bilbao. Patria orgogliosa e mai doma di un calcio schietto, vede il San Mames come la sua cattedrale sportiva, stadio in cui domina l’orgoglio basco.

Oltre al club e al suo stadio, il popolo biscaglino si riconosce nella figura di Rafael Moreno Aranzadi, detto el Pichichi, calciatore a cui si riconoscono numerosi trionfi biancorossi. In Spagna il suo nome è sinonimo di “Capocannoniere”.

Rafael era bilbaino di razza, nato il 23 maggio 1892 nel pieno centro storico del capoluogo, Casco Viejo, da famiglia benestante. Durante gli anni trascorsi in collegio dei padri scolopi, Rafael viene a contatto con il mondo del football, disputando incontri improvvisati, tra le strade del quartiere adiacente. Il suo calcio è talmente bello ed elegante che i pari età non gli basteranno più, convincendosi, così a confrontarsi con i grandi, spesso inglesi, residenti a Bilbao. E proprio in queste partite gli viene affibiato il soprannome di Pichichi, ovvero piccolo ragazzo. Per molti, l’abbreviazione starebbe per poca chica (poca carne), a sottolineare la magrezza di Rafael.

Nel 1910 fu notato da alcuni osservatori dell’Athletic che lo opzionarono compromettendone la sua carriera universitaria. Il passaggio in prima squadra fu quasi immediato, e il suo esordio coincise con la leggenda del San Mames. Nel 1913, infatti ci fu la partita inaugurale del nuovo stadio del club, e neanche a dirlo il gol che aprì le marcature fu proprio del Pichichi.  Questo fu il momento della svolta, il suo calcio stava nascendo per diventare dopo pochi anni il più popolare dell’intero panorama iberico. Era fortissimo, con un dribbling ubriacante e un tiro fulmineo. L’unica pecca era il colpo di testa, che però sopperiva con l’astuzia che lo rese famoso. Sui calci d’angolo, per esempio, era sua abitudine, far finta di allacciarsi le scarpe, per poi partire come un razzo verso il pallone, che finiva come al solito alle spalle del portiere. Il trucco riusciva spesso, anche per la scarsezza dei mezzi di comunicazione, che di certo non favoriva la fuga di notizie tra gli addetti.

A soli 29 anni, in occasione di un amichevole giocata con il grande West Ham, persa per 3-1 ci fu l’addio al calcio giocato. All’epoca erano molti a terminare la carriera prima dei trent’anni, per poi dedicarsi ad una vita di lavoro e sacrifici che permetteva di vivere.

Non chiuse definitivamente con il mondo del football, per  l’immensa passione che nutriva per questo sport. Decise di diventare arbitro e l’esame pratico, neanche a farlo apposta coincise con la partita tra Oviedo e Athletic .

A volte il destino sembra divertirsi.

Ma nel 1922, il suo destino giocò un brutto scherzo al Pichichi, che a causa di una partita di ostriche avariate, morì con fortissime febbri tifoidee.

La sua leggenda resterà comunque sempre presente anche oggi. Qualche anno dopo la sua morte precoce, lo scultore Quintin del Torre realizzò un busto di Rafael, proprio all’interno del San Mames dove in occasione di ogni partita riceve il tributo della squadra ospite.

Il 1953 è l’anno che dichiara Rafael Moreno Aranzadi come il più grande cannoniere del football spagnolo, nominato dal quotidiano sportivo Marca. La sua nomina è arricchita dal premio donato ad ogni calciatore che realizza più gol nella Liga: il famoso premio Pichichi.

(articolo ispirato dal libro L’Ultimo Baluardo di Simone Bertelegni)

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