22 Dicembre 1908 – Il Novara e il “quadrilatero piemontese”

Da quanto abbiamo potuto notare nel nostro viaggio all’interno del calcio italiano, possiamo senza dubbio affermare che il periodo dei primi del Novecento fu una sorta di Belle Epoque, capace di creare club con un solo obiettivo: il Sogno.

Già proprio così, sogni di uomini che vedevano nel calcio un modo nuovo per realizzare il desiderio di affermazione e di potere, sempre nel rispetto dell’avversario e dei propri ideali.

Il Piemonte fu senz’altro la regione con le risorse più ricche, nonchè la terra in cui creare solide basi per fondare società sportive. Negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, infatti, si parlava del famoso “quadrilatero piemontese”, una sorta  di paradiso del football, formato da squadre capaci di dominare le scene del calcio italiano dominando sui campi dei vari campionati.

A farne parte ci furono, neanche a dirlo, la grande squadra dalle Bianche Casacche di Vercelli, i Nerostellati di Casale, i Grigi di Alessandria e il Novara.

La nostra storia di oggi, parte proprio da quest’ultima. Andiamo allora alla scoperta della curiosa fondazione del club di Novara, ottenuta grazie alla caparbietà di otto studenti del Liceo Carlo Alberto e all’appoggio della Società Sportiva Voluntas, di chiara origine cattolica. Ci troviamo proprio fuori dall’istituto, quel 22 Dicembre del 1908, in compagnia di quei giovanotti fermamente decisi a fondare la Football Association Studenti Novara, tra cui si distingueva Gianni Canestrini, che sarà ricordato anche per le sue vicessitudini fuori dal campo di gioco. Canestrini diventò, infatti, un noto giornalista della Gazzetta dello Sport, nonchè uno degli ideatori della Mille Miglia.

Il club scelse da subito di indossare una casacca azzurra che riprendeva i colori societari della Voluntas, squadra che aveva permesso la sua creazione. A Novara in quel periodo esistevano molte realtà con cui confrontarsi, tanto da formare un vero e proprio campionato cittadino.

Nel Novembre del 1912 i migliori calciatori di queste società giovanili, furono chiamati a far parte di un’avventura che entrerà nel’olimpo del calcio italiano,  fondando una vera e propria rappresentativa dal nome Novara Calcio. Il protagonista fondamentale di questa decisione fu Guido Beldì, primo presidente storico che offrì anche il campo di Via Lombroso, per le battaglie casalinghe. I mezzi e le ambizioni di Beldì erano enormi, tanto da far disputare l’esordio con il Torino, che a quell’epoca era tra le compagini più forti del panorama nazionale. Finì come da pronostico, con una sconfitta. Risultato finale Torino batte Novara 2 a 1.

La fiducia nei confronti della nuova squadra novarese fu devastante, anche perchè la sconfitta contro il già affermato Torino, arrivò solo nei minuti finali. Dopo varie esibizioni convincenti, in nuovo Novara iniziò a conquistare il suo pubblico, che ogni domenica affollava il campo di Via Lombroso. playout.PRO-NOVARA.CON.NEVE

La Serie A arrivò solo nel 1948, dove ci restò per ben otto anni, proprio nel periodo in cui il calcio divenne una disciplina di massimo interesse, soprattutto a livello economico, obbligando molte società a fallire o cedere di categoria, come avvenne per il Novara. Purtroppo le enormi difficoltà monetarie, furono la causa di cessioni importanti che non permisero al club di rimanere ai vertici del campionato italiano.

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