24 Gennaio 1870 – Nasce il cuore Rossonero

Oggi il magico viaggio di Calcio Retrò ci porta a Nottingham, nel nord dell’Inghilterra per assistere alla nascita di un uomo il cui nome entrerà di diritto nella storia del Calcio italiano, un nome magico, che fece vibrare le prime folle … un nome che è quasi tutto nella storia dei pionieri del nostro football. Solitamente la macchina del tempo mi offre la possibilità di scoprire i momenti fondamentali legati alla creazione dei vari club, ma oggi la fortuna mi permetterà di  vivere un momento indimenticabile legato ad un personaggio a cui ogni amante del football non onorerà mai abbastanza.

E’ il 24 gennaio 1870, ci troviamo a Notthingham, precisamente nel retrobottega della macelleria del sig. Edward Kilpin al n. 129 di Mansfield Road. La moglie Sarah, sta dando alla luce il nono figlio della lunghissima dinastia Kilpin. Fuori, la neve imbianca le strade di Nottingham, regalando un aspetto magico a quell’istante prezioso in cui stava nascendo il piccolo Herbert.

Sono completamente rapito. La sig.ra Sarah non sembra affatto soffrire dopo il dolorosissimo parto. Il suo viso è un dipinto di serenità e amore. Il padre Edward mentre tiene a bada gli altri otto piccoli marmocchi, sembra avere la percezione che il suo piccolo Herbert diventerà qualcuno. Lo capisce dal modo in cui lo guarda. E avrà ragione.

Passano gli anni e il piccolo Herbert cresce in una famiglia facoltosa, concentrati a donare solo il meglio ai propri figli. In particolare, l’ultimo nato della famiglia Kilpin, ha la possibilità di studiare in una delle più importanti scuole della città e di fare esperienza come apprendista in un’industria tessile, specializzata nella produzione di pizzi e merletti.

Herbert si innamora del suo idolo di sempre, un personaggio che lo accompagnerà nelle scelte e nello stile, per tutta la sua vita. Stiamo parlando del condottiero italiano Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei due mondi. Quando prenderà  parte alla fondazione di un piccolo club calcistico,il Garibaldi  per l’appunto, Herbert avrà 13 anni e farà parte di quella squadra come giocatore dilettante. Sceglierà di utilizzare delle splendide casacche rosse, proprio in onore dell’esercito dei Mille comandato dal generale italiano.

Nel 1891, poco più che ventenne, si trasferirà a Torino, chiamato dall’industriale tessile italo-svizzero Edoardo Bosio , per impiantare i primi telai meccanici e per condividere insieme la passione per quello sport che tanto stava entusiasmando nel Regno Unito. Con i colleghi inglesi che lo accompagnarono e con lo stesso Bosio diventeranno un elemento fondamentale per la diffusione del Gioco del Calcio in Italia, fondando l’Internazionale F.C. di Torino, con una splendida maglia a strisce gialloarancio-nere. Singolare il ricordo di Kilpin su uno dei primi incontri disputati in Italia: “Mi rimboccai i calzoni, (…) deposi la giacca ed eccomi in gara. Mi avvidi presto di due cose assai curiose: prima di tutto, non c’era l’ombra dell’arbitro; in secondo luogo che, a mano mano che partita s’inoltrava, la squadra italiana avversaria, andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmato, entrava in giuoco, sicché ci trovammo presto a lottare contro una compagine formata da almeno venti giocatori. Ciò non ci impedì di vincere con 5 a 0”.

Nel 1898 si trasferirà nell’F.C.Torinese, disputando le finali dei primi due campionati italiani, contro il Genoa, perdendole entrambe. Da queste sconfitte maturerà la decisione di fondare un nuovo sodalizio con il connazionale Samuel Richard Davies, suo stretto collega che lo seguirà nel passaggio professionale a Milano.

Il loro trasferimento avrà importanti sbocchi sia a livello lavorativo sia in quello calcistico. Nell’ultimo anno del secolo, quando Freud pubblicava L’interpretazione dei sogni, il 16 dicembre, presso la Fiaschetteria Toscana a Milano, i due giovani inglesi fonderanno insieme ad un gruppo di amici il Milan Cricket and Football Club.

Milan 1899

La divisa fu scelta da Kilpin, che in qualità di fondatore e primo capitano, decise di dare i colori rossoneri al suo nuovo club, spiegando i motivi in una lettera inviata alla Gazzetta dello Sport: “Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari.”

Milan

Nel frattempo Herbert si sposa nel 1905 con la lodigiana Maria Capua. Simpatico l’aneddoto riguardante la prima sera di nozze: “Mi arriva a casa un telegramma che mi invita a far parte della rappresentativa italiana che a Genova deve giocare con il Grasshoppers di Zurigo. Mia moglie, naturalmente, non voleva lasciarmi partire. Ma le ricordai che se non mi permetteva di continuare a giuocare non mi sarei sposato. In quel match, presi sul naso un tremendo calcio… ritornai da mia moglie con il viso irriconoscibile …”

E’ stato un calciatore universale, inizialmente giocò nei ruoli d’attacco, per poi scalare, con il passare degli anni, nel reparto difensivo. Esempio di professionalità, fu un vero e proprio Maestro per i più giovani, conducendo la squadra alla conquista di tre titoli nazionali.

Nel 1908, accadrà un fatto che darà molto disagio al capitano rossonero, amareggiato per l’ostracismo federale agli stranieri e per le ultime vicende societarie che avevano portato alla fondazione del Football Club Internazionale.

Disputerà la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908, sul campo di via Fratelli Bronzetti contro il Narcisse Sport di Montreaux. Lasciato il Milan, rimarrà ancora per qualche tempo vicino al calcio, di cui non poteva fare a meno, allenando i ragazzi dell’Enotria, altra squadra del panorama milanese.

Il 22 ottobre 1916 Herbert Kilpin scomparve prematuramente, lasciandoci in eredità la sua leggenda.

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