6 Febbraio 1965 – Stanley Matthews e il suo ultimo paio di scarpe…

Inghilterra.

Oggi ci troviamo nel cuore dell’Inghilterra, invasi dal freddo gelido di Stoke on Trent, cittadina di 200 mila anime, situata nel baricentro del Regno Unito.

Il vento che soffia da Nord dovrebbe smorzare gli animi bollenti degli appassionati di football, ma non oggi.

6 Febbraio 1965, ci troviamo a Stoke, con il nostro amico Tony Waddington, manager del club cittadino che oggi vivrà un giorno indimenticabile. Ma facciamo qualche passo indietro e raccontiamo della stagione di football del 1961-62, quando un infortunio al ginocchio, costrinse il quaranteseienne Stanley Matthews,  a prendere la decisione di abbandonare la sua ragione di vita, quello sport che gli aveva dato fama e importanza, regalandogli il soprannome di “The Wizard” (il Mago).

Stiamo parlando di Stanley Matthews, colui che dribblava su una monetina da un penny, il giocatore per il quale tutti si ispiravano. E quando dico tutti, dico proprio tutti. Ricordo di aver sentito un’intervista di Pelè che disse: “Ci ha insegnato come si dovrebbe giocare a Calcio”. La sua lunghissima carriera lo portò a giocare tantissime partite vincendo una storica FA Cup nel 1953 con il Blackpool, ottenuta dopo una vera battaglia contro il Bolton, terminata con un risultato incredibile: 4-3.

Nel 1961 il suo fisico ormai esausto da quasi 700 partite, stava prendendo inconsapevolmente la decisione di abbandonare il suo football. I suoi 46 anni si facevano sentire e il suo ginocchio destro iniziava a scricchiolare. Ma ancora non sapeva che la sua fine calcistica sarebbe stata ancora lontana.

All’inizio della stagione del 1961-62, il nostro amico Tony Waddington, fu scelto come nuovo manager dello Stoke City, la squadra dove Stanley cominciò a giocare militando per ben 259 partite, prima di approdare al Blackpool.  Lo Stoke City nel ’61 militava in seconda divisione, e quando Tony propose al Mago, di tornare nella sua vecchia squadra, non ebbe alcuna esitazione. Questa scelta non fu un prepensionamento anticipato per Matthews, non era nel suo stile. Il suo apporto alla squadra fu determinante alla scalata che riportò il suo Stoke alla promozione in prima divisione. Il suo pubblico che lo aveva abbandonato, tornò in massa a seguire le gesta del suo eroe. Fino a quel triste giorno di Febbraio del 1965.

Ci troviamo negli spogliatoi, insieme al nostro amico Tony Waddington, che ci offre la possibilità di entrare nel luogo sacro del football: lo spogliatoio. Ad un tratto il Mister, mi invita a sedermi nell’unico posto vuoto, lasciato da un giocatore infortunato. Ero proprio di fronte a quel Gigante del Football, l’uomo che una settimana prima era stato insignito del titolo di baronetto, direttamente dalla Regina d’Inghilterra.

Mi tremavano le gambe. Non riuscivo a staccare gli occhi da quella figura rassicurante e maestosa. Mi accorsi, però che il suo sguardo, era colmo di tristezza. Oggi 6 Febbraio 1965 sarebbe stata la sua ultima apparizione su un campo di calcio. Notai che lanciò un’occhiata al pavimento in legno dove aveva camminato per una vita, con le sue scarpe da calcio. Sembrava volesse annusare la linfa di quel legno magico, compagno di mille avventure. Poi tornò a pensare alla sfida con il Fulham, togliendosi con cura gli abiti borghesi, per indossare la sua mitica casacca a strisce biancorosse resa unica dal mitico numero sette.  Da quel momento l’emozione era sempre la stessa, dopo 800 partite, la sua adrenalina, prima di entrare in campo, sembrava quella dell’esordio. La partita si svolse senza eventi particolari, terminata con la vittoria del suo Stoke per 3-1.

Il vero evento di quella giornata si verificò dopo il triplice fischio dell’arbitro, quando i giocatori delle due squadre crearono il passaggio al nuovo pensionato, il quale non riuscì a trattenere le lacrime. Sugli spalti i trentamila tifosi erano tutti in piedi ad applaudire l’idolo di un’intera generazione. Tornato nello spogliatoio, dopo le foto di rito e le interviste dell’ “Evening Sentinel” ebbe un’altra sorpresa. I suoi compagni di squadra intonarono a gran voce un canto in suo onore, urlando con le lacrime agli occhi.

Fatta la doccia i giocatori dello Stoke City abbandonarono lo spogliatoio uno alla volta lasciando solo l’eroe di giornata. A quel punto Stanley decise di fare l’ultima doccia in quel luogo che aveva gustato, per primo, il vero spirito dello sport, quello fatto di sudore e di orgoglio, di sconfitte e di vittorie, ma sempre con l’onore del suo capitano.

Finita la doccia si rivestì con la sua implacabile calma, prese la sacca e uscì spegnendo la luce, lanciando il suo ultimo sguardo a quel paio di scarpe da calcio che aveva lasciato appese al gancio nel suo armadietto.

4421645

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...