Angelino Schiavio, un uomo d’altri tempi.

La macchina del tempo oggi ci porterà a scoprire una storia d’altri tempi, che conferma tutto il romanticismo di una perfetta giornata di San Valentino. Si parte.

Eccoci sbalzati nel settembre del 1932, in pieno centro a Bologna, esattamente al ristorante Diana, a due passi dagli uffici della Schiavio-Stoppani. Ci troviamo d’improvviso, in compagnia dei due più grandi attaccanti italiani dell’epoca: Peppino Meazza e Angelino Schiavio. I due sono amici e compagni nella Nazionale Italiana che ha appena conquistato il secondo posto nella Coppa Internazionale, mettendo di fatto le basi nella costruzione di una squadra invincibile. La visita di Meazza, che militava nelle file della squadra milanese dell’Internazionale, era stata spinta dal presidente nerazzurro Pozzani, per convincere Schiavio a giocare a Milano. “Angelino, il nostro presidente si è messo in mente di formare all’Inter, l’intero attacco della Nazionale. Manchi solo tu, perché Giovanni Ferrari ha già accettato. Che ne dici?” Angelo ci pensò su qualche minuto, era immobile e frastornato.

Angelino Schiavio era l’attaccante del Bologna “che il mondo fece tremar”. Era legatissimo sia alla società rossoblù sia alla città, in cui lavorava nell’azienda di famiglia creata dal papà Angelo. Basta leggere i suoi numeri per capire il talento di Angelino: 348 partite nel Bologna, con 241 reti, e ancora oggi miglior marcatore di sempre nella storia del club. Tutto questo lo faceva per pura e semplice passione. Angelino giocava per la gioia di farlo, non era stipendiato come i suoi compagni, perché lavorava nell’azienda di famiglia, e uno stipendio lo portava già a casa.

Peppino, sono onorato che il tuo Presidente mi voglia a tutti i costi, ma tu sai quanto sono legato a questa città e alla mia maglia….e poi ho l’azienda di famiglia da portare avanti e a Milano farei molta fatica”

Pensaci Angelino, non voglio metterti fretta, capisco che per te sia una scelta difficile, però sappi che tra poche ore ti contatterà il mio presidente, per sapere la tua decisione” concluse Meazza

Già nel pomeriggio arrivò la telefonata di Pozzani. Fu schietto, diretto, concentrato a portare il campione rossoblù nella sua Inter. Convinto della proposta irrinunciabile tra cui la proprietà della stessa metratura dei suoi negozi bolognesi, ma trasferiti nella Galleria Vittorio Emanuele, in pieno centro.

A quel punto Angelino, ci pensò seriamente, ma la sua risposta era sempre la stessa. Prese coraggiosamente in mano il telefono e contattò il presidente Pozzani. “Ancora grazie, Presidente. Ho deciso di rimanere a Bologna fino alla fine della mia carriera. E’ la mia squadra. E’ la mia vita.”

Ma sei sicuro di aver fatto la scelta giusta, Angelino?” rispose esterrefatto Pozzani.

Con un mezzo sorriso, rispose: “Io in questa città lavoro con la mia famiglia e gioco per la mia squadra. Cosa potrei volere di più dalla vita? I soldi non me li porterò nell’aldilà. Grazie infinite Presidente, ma io resto e resterò sempre un giocatore del Bologna”.

Altri tempi.

 

schiavio

 

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