26 Agosto 1926 – Il Mistero della Viola…

All’inizio della sua avventura, il Campionato Italiano, fu partecipe di numerose unioni che diedero vita a squadre oggi conosciute ed ancora esistenti. Una di queste fu il club del capoluogo toscano, protagonista di una storia appassionante e misteriosa.

Per spiegare meglio la sua vicenda utilizzerò di nuovo la mia macchina del tempo per tornare nel lontano 1870 a Firenze, in un freddo giorno di gennaio. Appena la macchina raggiunge la destinazione richiesta, vengo accolto da quindici gentleman appassionati che avevano appena formato il Veloce Club Fiorentino. La particolarità è tutta nelle strane biciclette che utilizzano. Questi spassosi amici cavalcano, infatti, quegli altissimi velocipedi con la ruota anteriore alta un metro trenta che i fiorentini, chiamavano in dialetto “aggeggi”. Le loro corse si svolgono su un percorso di tre chilometri, dal Piazzale del Re al Piazzale della Regina con ritorno. I più abili compiono il percorso in meno di trenta minuti.

La loro divisa è stata decisa unicamente dai soci del club, mantenendo i colori dello stemma municipale di Firenze, con una semplice maglia bianca spezzata da qualche timido inserto rosso.

Con la Delorean mi trasferisco  di qualche decennio. Esattamente è il 1903, dove la Veloce Club Fiorentino, cambio denominazione in Club Sportivo Firenze, grazie anche all’inserimento della CS Ardire. La nuova polisportiva sembrava aver cambiato pelle sia nella organizzazione sia nella divisa, adottando per tutte le discipline delle splendide casacche in cui spiccava il Giglio, simbolo dominante della città fiorentina. La società è impegnata in diverse discipline tra le quali: il ciclismo, il motociclismo, la scherma e il neonato Football, che stava iniziando ad interessare nuove masse di cittadini.

Una delle rivali più agguerrite della CS Firenze, è senza dubbio la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, fondata nel 1877 con sede nell’antico refettorio del convento di Santa Maria Novella.

Mi trasporto negli anni successivi fino al 1912, quando la Libertas crea la nuova sezione di calcio su esplicita richiesta della FC Juventus, che decise di unirsi alla società fiorentina per crescere nuovi talenti al di fuori dei confini piemontesi. La maglia scelta è un chiaro segno di opposizione nei confronti dei rivali storici della CS Firenze, scegliendo una semplice casacca rossa bordata di bianco. Le partite si svolgono sul prato del Quercione, ottenuto in concessione con il Comune di Firenze, insieme ad altre società come la combattiva Itala Firenze FBC. Il terreno di gioco è un classico esempio di campo rudimentale dell’epoca, molto simile a quello che si crea nelle sfide al parco tra un gruppo di amici. Alla squadra fu presto dato un soprannome curioso: i “Ghiozzi Rossi” a causa della loro maglia scarlatta e per i frequenti tuffi che gli atleti dovevano compiere per recuperare i palloni che terminavano nel Fosso Macinante, un tipico rigagnolo di campagna, che costeggiava il campo e che abbondava di ghiozzi, piccoli pesci molto diffusi nei fiumi toscani. Negli anni successivi la squadra non decolla. I risultati sono altalenanti.

Mi catapulto nel 1926, precisamente al 26 agosto, dove all’interno di uno dei palazzi eleganti della città, nacque su severe imposizioni del Regime Fascista, l’Associazione Calcio Fiorentina, formata dall’unione delle due rivali storiche cittadine, la Libertas e la CS Firenze.

Fiorentina_in_maglia_biancorossa_1926

Il primo presidente, il famoso Marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano è stato l’artefice della scelta originale della casacca. La conosciuta maglia Viola.

Il Marchese, personaggio anti convenzionale e fuori dagli schemi, ha deciso di proprio pugno di sostituire la maglia bianco-rossa ottenuta dall’unione delle due società fuse, con una maglia più originale…inconfondibile. Nasce così la maglia Viola.

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Diverse leggende aleggiano intorno alla scelta del colore, come quella legata all’errore di lavaggio delle lavandaie. Si dice che le maglie viola furono adottate per un caso fortuito: le maglie biancorosse vennero mal lavate da una lavandaia in un fiume, stingendo e assumendo un colore violaceo. In realtà pare che fu il Marchese Ridolfi in persona a volere il cambio del colore nel viola come espressione cromatica del giglio fiorentino.

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