3 Ottobre 1909 – “quei matti che corrono dietro a una palla”

Bologna. 3 Ottobre 1909. Mi trovo alla Birreria Ronzani in via Spadari, in compagnia di una decina di “matti” appassionati del football. Osservo dal fondo della sala gustando una buonissima birra italiana, vera specialità della casa. L’atmosfera si fa sempre più calda dalla parte opposta del locale dove quei dieci personaggi discutono animatamente su un certo club da fondare.

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Sono talmente incuriosito che cerco di capire qualcosa attraverso le loro parole. Ma non è semplice perché tra loro ci sono anche degli stranieri che si esprimono con un italiano un po’ frastagliato. Mi avvicino al più giovane, che mi risponde con un forte accento spagnolo. Si chiama Antonio Bernabeu. Il ragazzo si trova alla riunione costituita per la creazione di un nuovo club di calcio. Chiedo informazioni più dettagliate, ma il giovane sembra essere distratto o forse più concentrato alle parole di Louis Rauch, un odontoiatra svizzero, che sembra essere il leader di quel gruppo.

Qui si fa sul serio. Mi rendo conto che si sta scrivendo la storia di un club di football che presto diventerà mito.

Mi sposto leggermente intorno al gruppo che accerchia il tavolo dove Rauch e il sig. Giuseppe Della Valle, stanno per firmare il certificato che attesta la nascita del nuovo club cittadino: il Bologna Football Club.

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Dopo la firma di Rauch, come Presidente e di Della Valle come suo vice, si innalzano al cielo i calici per festeggiare la nascita del nuovo Football Club, che nasceva come sezione “per le esercitazioni di sport in campo aperto” del Circolo Turistico Bolognese presieduto dal Cav. Sandoni.

L’idea della nascita del club fu di un giovane di origine boema, Emilio Arnstein, che appena giunto in città aveva cercato subito giovani che avessero la sua stessa grande passione per il calcio. Qui conobbe Arrigo Gradi, studente che giocava sui terreni della Piazza d’Armi ai Prati di Caprara. Gli abitanti della zona soprannominavano quei giovanotti “i matti che corrono dietro a una palla”. Tra i ragazzi si distinguevano per la loro passione e tecnica: i fratelli Gradi, Martelli, Puntoni, Nanni, lo stesso Rauch e gli studenti del Collegio di Spagna: Rivas e Antonio Bernabeu, fratello di Santiago (vi dice nulla?). Arrigo Gradi andava agli allenamenti con una maglia a scacchi rosso e blu del collegio svizzero Shoenberg di Rossbach nel quale aveva studiato.  Dal quella casacca si decise che quei colori sarebbero diventati quelli della divisa sociale del nuovo club. 800PX-~1

Nell’inverno del 1910 il Bologna Football Club si era reso autonomo uscendo dal Circolo Turistico, le maglie erano state modificate con strisce verticali, ma avevano mantenuto i colori originali: il rosso ed il blu. L’unico obbligo che doveva avere la casacca era sulla dimensione della striscia. Per mantenere vivo il rapporto tra le tradizioni della città e quelle del club, si decise che la striscia verticale doveva essere larga quanto una sfoglia di lasagna, tipico piatto della cucina bolognese.

Inizia il mito del Bologna e dei suoi gioielli. Ben presto si distingueranno per personaggi come Felsner, allenatore danubiano che diede un impulso determinante alle ambizioni del Bologna. oltre a Schiavio, il portiere Gianni detto “il gatto magico” per le sue doti acrobatiche, Della Valle goleador implacabile, Perin abile centrocampista facendo nascere la celebre formazione che portava il detto: “Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa”.

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