1 Novembre 1897 – “Non sarà incoronato colui che non avrà combattuto in maniera leale”.

Oggi 1 Novembre, il nostro viaggio fa sosta a Torino per raccontare la storia di 11 studenti del Liceo D’Azeglio e di una panchina, che ascoltava in silenzio la nascita di un mito.

Per capire meglio il nostro racconto, dobbiamo fare un piccolo passo indietro, a Domenica 31 ottobre 1897, quando a Torino venne organizzato un torneo al Velodromo Re Umberto I, al quale parteciparono le compagini cittadine del FC Torinese, l’International di Torino, la Reale Ginnastica Torinese e l’Unione Pro Sport di Alessandria. All’ultimo minuto la squadra di Alessandria diede forfait e venne così sostituita dalla seconda formazione della Ginnastica Torinese.

Il torneo fu vinto dalla forte corazzata dell’International, davanti agli occhi affascinati di un pugno di ragazzi, che ammiravano le gesta di quei fantastici atleti. Il gruppo era capitanato dai due fratelli Canfari, Eugenio ed Enrico, e composto dagli studenti del loro stesso liceo, che avevano organizzato quel pomeriggio per vedere da vicino lo sport che stava spopolando in tutta Italia.

Usciti dal campo del Velodromo, si recarono al loro solito punto d’incontro: una vecchia panchina all’angolo tra Corso Re Umberto e Corso Vittorio Emanuele.

Furono talmente entusiasti di quella giornata, completamente innamorati del nuovo sport britannico, che ai due fratelli Canfari venne un’ idea strabiliante. Formare un club di Football per combattere contro gli atleti ammirati in quel torneo. Al momento l’idea non fu presa sul serio dagli altri componenti del gruppo, ma la tenacia dei due fratelli fu tale da convincerli a pensarci tutta la notte e darsi di nuovo appuntamento su quella stessa panchina, il giorno dopo, subito dopo la giornata scolastica. E così fecero……

Il pomeriggio del 1 novembre 1897, il gruppo si ritrovò su quella panchina magica, per trarre le conclusioni di una notte pensierosa. Lo stupore dei due fratelli Canfari fu legato dalle approvazioni di tutti ragazzi, nessuno escluso, a formare il loro Club.

Ora bisognava proporre il nome da portare con orgoglio in giro per tutta la città di Torino. Partirono subito con assurdità come “Delectando Fatigamur” o altre definizioni latine estrapolate tra i loro libri di scuola. Dopo ore di proposte improbabili, quando lungo il viale si stavano già accendendo i lumi a gas, tra i vari nomi ne spuntò uno che risuonò tra tutti con un attimo di silenzio: Juventus.

Negli occhi dei ragazzi si poteva scorgere un segno di intesa comune e inaspettato. A quel punto, data l’ora e il freddo che stava entrando piano piano nelle ossa, i due fratelli Canfari, decisero di portare tutti all’officina del padre in Corso Re Umberto per tenere la prima riunione ufficiale nella quale dovevano essere approvati alcuni regole e stilare il primo statuto ufficiale del Club. Alla fine della serata, dopo le approvazioni dello statuto e delle quote di iscrizione (1 lira al mese) bisognava eleggere il primo presidente del Club, che avrebbe avuto l’onore delle decisioni della nuova squadra torinese. Fu votato all’unanimità Eugenio Canfari, il primo vero fautore di quel sogno che stava per nascere.

Qualche settimana dopo, quando il FC Torinese, invitò i neo calciatori ad un incontro amichevole, si accorsero che serviva una divisa e si optò per la meno costosa. Dovendosi dotare di una casacca tutta da inventare, la neonata Juventus, colse al volo l’occasione di acquistare del tessuto dal negozio di un commerciante imparentato con un giocatore. Uscirono dalla bottega con molti metri di leggera percalle rosa che sarebbero stati lavorati dalle mamme, sorelle e zie dei ragazzi, unite per confezionare la prima storica maglia dello Sport Club Juventus.

Si presentarono così alla prima partita con l’FC Torinese con una sontuosa camicia rosa chiusa con eleganti cravattini neri e papillon, uniti da pantaloni neri sotto il ginocchio in cui spiccava una vistosa fascia nera alla cintola.

Approfittando della crisi finanziaria che aveva colpito il ciclismo torinese, riuscirono a ottenere in affitto il terreno di gioco del Velodromo Re Umberto I, che diventò così il primo campo ufficiale della Juventus. Partì così il mito della compagine Torinese, fondata da 11 ragazzi che nutrivano il sogno di diventare campioni.

I primi anni furono legate da partite entusiasmanti e sconfitte pesanti, ma il loro ardore era sempre lo stesso, così come recitava la frase presente nel loro primo stemma:  “Non coronabitu nisi qui legitime certaverìt”. (Non sarà incoronato colui che non avrà combattuto in maniera leale.)Nel 1903 avvenne il fatto che cambiò la storia del club, quando si fece avanti un generoso sostenitore inglese, residente a Torino, di nome John Savage, che decise di donare a sue spese, delle nuove divise per quegli undici lottatori, che portavano dopo anni di uso estremo le stesse casacche confezionate all’epoca della loro fondazione. Le nuove maglie arrivarono direttamente dall’Inghilterra, precisamente da Nottingham, città natale di Savage, dove militava il mitico Notts County, una delle prime squadre fondate nel Regno Unito. Il Club britannico, donò le loro divise palate bianconere senza batter ciglio, con il solito aplomb inglese…..e così nacque il mito della maglia Bianconera, sinonimo di trionfi e di vittorie.

Questa casacca all’inizio, però, non fu apprezzata nè dai giocatori nè dai sostenitori del club, in quanto ritenevano che avessero colori troppo netti, fino al 1905, quando arrivò inaspettatamente il primo scudetto. Da quel 9 aprile 1905, non si può parlare di Juventus senza descriverla con la sua mitica maglia Bianconera.

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2 pensieri su “1 Novembre 1897 – “Non sarà incoronato colui che non avrà combattuto in maniera leale”.

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